Uochi Toki
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1 (su)
(strumentale)
2 (su)
Gelati, gelati, gelati, gelati, gelati! Televisione: molte pubblicità di gelati. I pubblicitari abbinano la concezione di un piacere inesistente ad uno stecco ricoperto di polvere reidratata e croste più o meno rugose al gusto di nocciuola e ciuoccolato, sbattono dentro quattro stronzi che rappresentano i tipi più canonici di essere umano, perfino una ragazza che simula orgasmi a tutto spiano solo perché morde un viscidume appiccicoso sotto un croccante strato di merda secca variegata di piccione. Terrificante: infatti adesso nessun film dell’orrore fa veramente paura, ed io vomito sentendo parlare di Cornetto. Adoro il panino con le frattaglie in salsa verde. Nessuno mi capisce. Chi dice “fotti il sistema” ha in mente di fare gli stessi errori di coloro contro cui lotta. (Noooo!) Una volta raggiunta la vetta, pubblicizzeranno il Cornetto Nuovo Ordine, un morbido ripieno di libertà, supportato da croccante granella di ideali, e tutti lo mangeranno sentendosi liberi, sarò di nuovo costretto a fare uscire il cibo dalla bocca, avrò di nuovo la conferma di essere stato creato per apprezzare quello che a nessuno piace: “ma dai, non sarà mica vero, non ci credo che la pensi davvero così, puoi avere un’opinione diversa ma fino a un certo punto, sei fatto di carne anche tu”. Anche tu, anche tu, anche tu: vi prego, non pronunciate quelle due parole riferendovi a me, non è che prima mi escludete, poi mi accludete, poi mi riescludete, poi riaccludete, poi mi ririescludete, poi mi ririaccludete, e poi basta perché ho capito che sto da solo col mio disgusto per i gelati e per le speculazioni su Matrix. Siete contenti, eh? Adesso siete contenti! Avete rovinato qualcosa che era già rovinato. Anche voi che mi guardate con interesse, credete in me come nella punta di un iceberg: chissà quali risorse da sotto spunteranno fuori un giorno, ma io detesto le metafore! Non sono un pezzo di ghiaccio enorme immerso nel Polo Nord! Io aspetto. Sono bravo solo in questo, non prendo parte, regredisco per sostenere un discorso con persone che non mi capiscono: voi. Ed è così, un allegro ragazzo incerto che cela un ripieno di [rumore] tra due biscotti di pasta frolla ricoperti di crema al cacao magro. Ormai sazio dei vostri respiri, sogno città con pochi incontri e individui. Nei luoghi d’incontro la gente socializza, un trionfo di risate e musica alta, “ti offro una birra”, “hai visto quella? La notte mi accarezza”, “ci vediamo da Mario alla festa sulla spiaggia”, sì, tu aspettami! Io certe notti dormo, cerco di tornare a casa il più presto che posso perché ho sonno, cazzo! Se per caso mi trovi nel gruppo dici “stronzo, tante belle parole sul distacco e poi eccoti qui, anche tu sei una parte del tutto!” Ah, sagace, sì, sagace! Mi mancava proprio un cervellone come te che mi spiegasse cosa è la contraddizione: di gente che mi dice cosa devo fare non ce n’è abbastanza ancora, quando scrivo devo regredire, perché il livello superiore nel mio caso è non avere un’opinione.
3 (su)
Per fortuna (o forse no) ho qualche residuo di opinione: che bella la musica, le sensazioni che riesce a darti quando senti i concerti. Sì, incontri gente e parli con le persone, incontri gente e parli con le persone, incontri gente e parli con le persone, incontri gente e parli con le persone. Paghi il biglietto, conosci i suonatori, incontri gente e parli con le persone. Ma non ti prendi cura di quello che stai sentendo, come potresti? Non sono questi i luoghi adatti al suono, si tratta di aree invase dal fumo, sembra di stare a Milano. Consumazioni obbligatorie, non ho sete. Biglietti antieconomici, personaggi rinunciabili, politicizzati cronici, applausi, urli, esultanze, insulti. Vomiti l’anima, troppi whisky. In questi posti si fa di tutto pur di evitare l’imbarazzo del silenzio. L’ascolto del gruppo che sta suonando adesso è l’ultima delle cose che vai cercando. Cosa vai cercando? “Cioè, troppo bello il concerto, momento unico, il palco, il pubblico, tutti sudati, affumicati, saltiamo, poghiamo, chiediamo l’autografo! Stage diving, Heineken, Coca-Cola, Marshall! Cantiamo balliamo torniamo a casa esausti”. Ecco, lo sapevo! È solo l’ennesimo luogo di socializzazione! Non posso fare niente se non sopportare la gente e riempire i miei live di disgrazie e tempi morti.
4 (su)
La vera essenza della mia vita si manifesta nei tempi morti.
5 (su)
Tapparmi le orecchie per non sentire i commenti a cielo aperto, “ah bellissimo il concerto, c’era un sacco di gente, tutti ballavano quindi c’era un bel feeling fra gruppo e spettatori”. Noi siamo un gruppo di merda, perché quando suoniamo nessuno balla e nessuno è d’accordo con quello che diciamo.
6 (su)
Ascolta meglio i nostri discorsi: la tua superficialità è la fonte del tuo essere d’accordo con quello che diciamo, ed io non chiudo un occhio solo perché mi hai dato cinque euro.
7 (su)
Ed io sono un pessimo spettatore perché non ballo e non sono d’accordo con quello che dicono i testi altrui. L’ascolto si fa individualmente! I ragazzi vogliono le ragazze, le ragazze voglio le ragazze, le ragazze vogliono i ragazzi, i ragazzi vogliono i ragazzi: un delirio di sesso senza i sentimenti in gioco, le prestazioni “duri tanto o duri poco?”, il fuoco acceso/spento acceso/spento acceso/spento a comando da interruttori che vendono all’angolo. Io sto nel mio angolo, non parlatemi: non voglio avere un dialogo, io sono piccolo! Non subisco passivamente una serie di regole non scritte che portano a conclusioni predefinite digerite anche da persone dai costumi liberi e autodefinitesi al di sopra di ogni uniforme e coscienza. Rimane il diritto di astenermi quando non capisco: chi non capisce il sesso è un represso: chi si oppone alla natura è un diverso. A voi la soluzione del conflitto maschi/femmine omo/etero: attraetevi, respingetevi, concedetevi al vostro Freud (scusa Sigmund) di gesso. In tutto questo io non esisto: siete spietati anche involontariamente. Io resto zitto, guardo il vuoto, e ringrazio l’AIDS. Abbasso la figa. Esseri produttivi, adulti inattaccabili si svegliano al mattino, lavorano tutto il giorno, si svegliano al mattino, lavorano tutto il giorno, si svegliano al mattino, lavorano tutto il giorno, portano a casa il nutrimento, decidono le sorti di giovani e vecchi, si svegliano al mattino, lavorano tutto il giorno impegnati all’estremo, troppo impegnati per capire il perché di quello che stanno facendo. Arrivano a giustificare il loro operato negando l’evidenza: sono in netta minoranza davanti ai vecchi, davanti ai fanciulli. Adulti senza specchi, adulti che infrangono i discorsi per insegnarmi che i discorsi vanno infranti, adulti in tanti, troppi, adulti che inventano lavori per venire incontro ad una società sempre più complessa, adulti non essenziali: pochissimi fra loro coltivano ancora la terra, preferiscono mestieri e professioni che si basano su insegnamento ed assistenza. Ripeto: tornate a coltivare la terra, la gente come me è già abbastanza complessa a causa dei vostri vezzi e della vostra paura di morire. Pochi fra voi sono in grado di insegnare, quasi tutti i non adulti sono in grado di imparare: la proporzione è fatta, la divisione è rotta per quanto netta. Non ho necessità di dividere in modo distinto e sequenziale la mia vita in categorie di crescita: la mia età non è poi così importante. Addio adulto, addio insegnante! La mostarda non mi piace. Non bevo il caffè. Amo l’autunno e l’inverno in modo insano. Il rumore et il gioco mi attraggono ancora come se fossi un bambino. Quando vedo i morti non provo niente. Quando qualcuno trova giusta e intelligente una cosa io desidero non farla. Odio le moto. Quando vedo un solo pasticcino sul vassoio la condizione umana passa in secondo piano. Non riesco a trattenermi dal compiere azioni che mi rendono stupido agli occhi degli altri: mi diverto troppo. Mi permetto di cambiare ide a metà di una discussione. Penso che ci sia una distinzione fra due parole uguali. È meglio non parlare con me di disgrazie familiari, gravi malattie e funerali.
8 (su)
(strumentale)
9 (su)
Se fossi intelligente avrei già ucciso qualcuno, oppure mi sarei suicidato dando modo a qualche mio amico imbecille di travisare le cosiddette opinioni che avevo in vita, ma la parola “intelligente” è un altro di quei modi intelligenti per seppellire dei concetti sotto sei piedi di congetture.
10 (su)
(Ebreo!) Questa parola ti suona come un insulto, ma è solo una sequenza di lettere pronunciate con un’intonazione serrata che molta gente associa al disprezzo, capito? Solo lettere lette da un lato all’altro del foglio, e basta. È una parola che non vuol dire nulla in sé: il suo significato varia a seconda delle interpretatio. Può suonare come un insulto, può indicare una persona appartenente al popolo ebraico e non è detto che la tua interpretazione sia quella utilizzata dal tuo interlocutore. Prova a ripetere la stessa parola per dieci minuti (ebreoebreoebreoebreoebreoebreoebreoebreoebreoebreoebreo), assisterai all’inverosimile prodigio della distruzione dei significati. Qualsiasi media ripete la stessa parola in media ogni giorno un milione di volte. Probabilmente questo è il motivo per cui alcune parole ormai non significano più niente, oppure significano qualcosa e sono solo io a pensare che la parola cosa non rispecchia il concetto di cosa, perché il linguaggio è nato casualmente e separato dai concetti. Concetti è una parola. Posso dire quello che voglio perché per me non significa niente e non mi importa dei significati troppo generici e immediati.
11 (su)
Devo fare il becchino per trovare qualcosa, mentre voi fate finta di scavare e vi fermate ad uno strato più o meno profondo, giudicate buono il vostro operato e decidete di costruire case, tanto per cambiare. La metafora significa che io voglio sapere cosa c’è sotto e tu invece vuoi vivere; sono scelte. Dettate da cosa? Dettate dal caso. Io scrivo il dettato, tu scrivi il dettato, egli scrive il dettato. Ritorno al principio del mio ciclo di studio per capire come mai non ho mai avuto buoni voti e fatto contenti i miei, i nostri, i vostri, i loro, tutti! Perché i miei pensieri sono così subdoli? Perché quando parlo con altri sento di essermi esposto? Perché devo parlare? Perché dopo che mi son chiesto se è necessario parlare arriva l’immancabile genio armato di psicologia spicciola e mi fa notare che ho appena parlato, quindi dovrei smettere di lamentare me stesso perché sono come tutti gli altri esseri. Non toccarmi, mi fai schifo! Chiudo un occhio, mi teletrasporto nel ricordo di luoghi ameni. Sono troppo invischiato nei vostri sfaceli.
12 (su)
(strumentale)
13 (su)
(strumentale)
14 (su)
[???]
15 (su)
Lista di proscrizione: scrivo il tuo nome.
16 (su)
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Tutto quello che diciamo o facciamo e già stato detto o fatto, quindi siamo degli stronzi!
18 (su)
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19 (su)
Bestie, bestie, bestie! Nel mondo della carne macellai, mannaie, succulente bistecche. Io ed i miei animali domestici nel freezer. Toccaci, toccaci! Tu hai i tuoi fermenti lattici vivi, tu hai i tuoi discorsi “poverini, massacrati, allevamento crudele intensivo!”. Va bene, appena ho i soldi compro i polli così li allevo io e fine delle trasmissioni. Tu pensa ai pesticidi che sbattono sulle tue verdure e a quanti insetti crepano per la nobile causa del non mangiare bestie. “Sì, ma tanto loro sono piccoli e brutti!”. Vatti a cercare un orto biologico in città. Non lo trovi. Allora compra verdure che non sai come e dove sono state prodotte. Il vegetarianesimo è una questione di coscienza pulita: quando sei tranquillo è tutto risolto ed io ho il freezer pieno di morte.
20 (su)
Quelli che disprezzano quando non capiscono! Quelli che apprezzano quando non capiscono!
21 (su)
Ho la sensazione che nessuno mi stia ascoltando. Verifico: avevo ragione.
22 (su)
Qualche persona mi dice che nella vita devo provare tutto, se non mi butto sono perso. Rispondo: dai, buttati anche tu, prendi la luna che si riflette nel pozzo, quando arrivi in fondo e scopri che era solo acqua e non il cielo, allora fammi un fischio, tanto io sarò già morto. Adesso esci dalla metafora che ti ho appena descritto: non c’è luna, non c’è pozzo, siamo solo io e te con il tuo inconscio qualunquismo ed il mio individualismo catastrofico. Tanto piacere, io muoio e tu cosa fai di bello nella vita? Quanto pensi che ci metteranno i batteri a putrefarre la tua carne? Ti fai cremare oppure vuoi essere seppellito? Che bella fossa, mi dai il numero del tuo becchino? Quanta gente c’era al tuo funerale? Ah, io non ho chiesto cerimonie, tanto gli invitati si sarebbero resi conto che celebrare la mia morte sarebbe raccapricciantemente paradossale. Perché? Perché hanno ascoltato questo pezzo. E con questo? Ho detto: chiamo un amico che porta la morte e un pollo e poi facciamo seicento chilometri per mangiarcelo. Tutto grazie alla morte!
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(strumentale)
25 (su)
Quando uno dice “uno spazio dove ognuno può dire la sua” già esiste, anzi già esistono, anzi esistono fin troppo, anzi sono dannosi. La pluralità di opinioni mi innervosisce, anzi le opinioni degli altri vogliono schiacciarmi! Non voglio che tutti la pensino come me, voglio essere l’unico a pensarla.
26 (su)
Al tuo compleanno ti regalo soltanto benzina! Soltanto benzina! Demolisco la tua macchina con un bulldozer!
27 (su)
Gli esercizi di algebra non ti faranno comprendere il quinto postulato di Euclide perché sarai troppo occupato a semplificare x alla terza uguale a un terzo per poter pensare che tutta la geometria classica è basata su sommarie definizioni di concetti primitivi come punto, linea e superficie. Assiomi indimostrabili che mascherano l’empirismo e la libera interpretazione dei concetti elementari che regolano lo spazio ed il calcolo. Lo so che le case stanno in piedi e che i satelliti stanno in cielo, ma per quanto ancora e per quanto continuativamente? La matematica regola l’universo ma senza avere una forma fatta di simboli. Probabilmente non sono l’unico a pensarla così.
28 (su)
C’è qualcuno che ride, cosa possiamo farci? Quel qualcuno produce fastidio: il motivo del sorriso sono le disgrazie e i sentimenti altrui. Quando qualcuno acclude qualcuno con la parola noi il motivo è sottinteso: una pronuncia impostata, una mezza volontà di essere come? C’è qualcuno che ride, come farlo smettere? Trattenendomi.
29 (su)
Per fortuna non rido!
30 (su)
Mentre mangio un giorno mi suonano alla porta quattro tipi, blaterano insieme, non capisco niente, ancora prima che mi possa difendere dalle loro accuse mi trovo invischiato in una situazione di arresto kafkiana ma siccome non ho finito di leggere Il processo, allora non ho idea di come venirne fuori. Senza rime.
31 (su)
I testi in rima si fottono! Non ho bisogno di espedienti linguistici per ricordarmi chi non sono e cosa non penso! Conosco per vuoti e mi viene il sospetto che esistano solo i vuoti. Se ascolti Uochi Toki, allora non esisti anche tu! Come? Non esisto.
32 (su)
Dio, che palle! Allora li lascio parlare affinché il loro caos comunicativo non si evolve naturalmente nel parliamo uno per volta. La retorica trionfa. Il primo di loro, Gerald, mi accusa di essere un paraculo, sostanzialmente. Dice che per la mia difesa nella vita di tutti i giorni adotto scappatoie, invece di risolvere i miei problemi accampo scuse, mi nascondo dietro ad ideologie insostenibili, che mi arrampico sugli specchi alla ricerca di alibi. Rimango basito: pensavo che la gente si facesse i cazzi propri a questo mondo. Rispondo che non è vero, che la gente mi accusa di continuo più o meno direttamente per cose di cui non ho colpa e che l’assurdità degli eventi complica la situazione fino a rendermi il sospettato indiziato colpevole punito ingiustamente. Allora per dimostrarmi che ho torto, Gerald mi cita due o tre casi in cui effettivamente ho fatto il paraculo, facendomi passare per un abituale stronzo. Non serve a niente che io parli del tacchino induttivista, il pubblico ha già accertato la mia sconfitta ed io detesto questa prima tecnica dell’arte retorica, cioè enumerazione e creazione di presupposti davanti a una maggioranza. Adesso oltre a Matteo posso essere chiamato paraculo. Grazie, retorica. Il secondo accusatore si chiama Agamennone, mi sembra tanto un pezzo di merda: non quanto me, a quanto dicono le accuse. Infatti mi vengono chieste delucidazioni sul perché al posto di difendermi dalle accuse io continui a raccogliere sfide nelle quali non posso competere, io continui a replicare con assurdità vaneggianti emulsioni
33 (su)
Combatti! Dov’è la tua spina dorsale?! È a casa, criogenicamente congelata, casomai dovesse servirmi per fare un buco in terra e trovare dell’acqua.
34 (su)
Quali sono i tuoi veri argomenti? Dove vuoi andare a parare? Perché non la smetti di negare i tuoi intenti e vieni alla luce dove tutti si guardano e tutti ti possono vedere? Rispondo che ho i miei scopi e non voglio farli sapere a nessuno. Vengo chiamato ancora paraculo perché come me non fa nessuno, sono l’unico coglione che non vuole rendere conto agli altri. Ipocrita!
35 (su)
Sono sveglio. Sono uno scarafaggio. Mi umilia il tuo volermi idoneo, il tuo volermi iconico, il tuo volermi attonito, il tuo volermi non essente come sono, insomma.
36 (su)
E bravo Agamennone, sei riuscito a leggere nel mio cervello. Sarai mica uno di quei paranormali tipo Mulder e Scully? La tua richiesta di intenti funziona. Volete un caffè? Accomodatevi: non ho la moka, non ho i divani! Apostrofo il terzo di loro, si chiama Superman, accusandolo di defezioni: “Anche voi quattro siete umani, anche voi fate degli errori, solo che avendomi attaccato in anticipo i vostri difetti non saranno mai messi in luce”. Superman risponde, ride, guarda Agamennone: “Errori? Quali errori? Tu non ci conosci, facci degli esempi di quando come perché abbiamo abusato del nostro potere accusatorio”. No, cazzo! La tecnica della richiesta di esempi! Sono dei professionisti, sanno che io non conosco i fatti solo perché sono dalla parte sbagliata della dinamica accusatore-accusato. Resto zitto e prego Zeus: “Fulmina Superman, adesso!”. Patetico come io voglia uscire da questa situazione appellandomi al padre degli dei. Ultima chance di riscatto. Il quarto soggetto mi lascia vantaggio: si chiama Marco Tullio, mi da’ il permesso di difendermi come voglio. Allora affermo di essere solito allontanarmi dal pensiero pubblico, di ricercare autonomia come individuo. La compagnia non è il mio massimo, per questo nel confronto con gli altri antepongo le forme ai concetti, risultando pessimo a breve termine. Mi sento rispondere: “Carissimo, tutto ciò è bellissimo, ti capisco benissimo, ma devi farti carico della responsabilità del fatto che vivi in un mondo dove esistono altre persone, non puoi ignorare la loro presenza.” Non capisco, Marco Tullio ha detto che mi capisce, dopodiché inveisce sulla mia posizione come se inveisse sulla mia posizione. Quarta tecnica: approvazione ed elusione avversativa. Basta, chiamo un mio amico che abita vicino. Si chiama Fele, canta nel mio gruppo da un centinaio di settimane, possiede una motosega. Giustizia divina! Gli accusatori non sono più un problema.
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Aspetta, aspetta, no! Vado per la città errante, errante.
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Sintesi!
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Tanto quando non avrò più niente da dire smetterò di scrivere, quando sarò stufo di sentire commenti invece di silenzi ed ascolti potrò andarmene. Non avrò più bisogno della scusa di andare a suonare per passare un weekend in varie parti dell’Italia.
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Pagine e pagine di testi sintetizzate in poche righe.
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Una mazza di ferro! Un volantino! Un piede di porco!
43 (su)
Io in casa solo, tutti gli altri fuori, il passato ritorna, certe cose non le ho mai superate, ego in pezzi, aggiusto con la colla: Attak, Bostik, Vinavil, bicomponente Pritt, UHU, acqua, farina, marmellata, miele, Coccoina. Rimango solo impiastricciato nel mio stato: questo. Pezzi! Pezzi! Andate e disperdetevi sui sentieri del chissenefrega. Una grigliata, un fuori con le amiche, un cinema, una cena a lume di lampadina con i nonni e i genitori. Gli altri sono impegnati, questa sera non penseranno ai lati positivi, ai febbrili movimenti dei loro cosmi interni. Io invece sì, io, non tu: tu che ascolti e ti fingi in combutta con il sottoscritto. Ma no, zitto! Non identificarti: non è roba per te che stasera senti solo il rumore della faccenda che ti circonda e ti accoglie come un contesto. Non identificarti: questo è il mio spazio, è già difficile trovarlo, se vuoi starci fai Starsky cercati un Hutch e resta per conto di qualcuno che conta. Io faccio la prima persona perché qui comando io: il mio testo è mosso dagli argomenti che io amo trattare e che tu tratti a tratti, tratti male o non vuoi trattare proprio. Se non segui il ragionamento non ti spiego certo i miei punti di partenza, il mio percorso, perché potresti copiarmi così non potrei fregiarmi del titolo di alternativo. Parto da ipotesi di paranoia, il mio percorso è a zig zag. Ma tu sei fuori adesso, anche se questa frase è rivolta più spesso a me che a te, eppure io adesso sono in casa e penso al mio interno, tu sei fuori affaccendato e hai spento il cervello. C’è un posto nella terra dove vorrei essere adesso: a mille chilometri dalla costa del polo sud, a quindici giorni di gatto delle nevi dagli uomini, avamposto a trenta gradi sotto zero estivi. Dome C! Dome C! Dome C! Dome C! Così non si porrebbe molto il problema.
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Immobilizzate la parte fratturata, così da evitare danni ulteriori.
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Una palla di gas giallo mi infastidisce, per lei la gente impazzisce. No! Nooo!
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L’essenziale e invisibile e basta! Anzi, non esiste!
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Ed è così che risolvi il contesto?! Luci sfocate sullo sfondo tenue, personaggi alternativi che adescano ma che lasciano cadere la singolarità nel vuoto appena lo sceneggiatore si confronta con tematiche di saliente importanza. È inutile che col tempo i sistemi di rappresentazione si specializzino, adeguandosi alle nuove fazioni che si ammazzano per avere un posto anche piccolo nella considerazione degli attuali e dei posteri: qualcuno rimarrà sempre escluso, io incluso. Se trovo qualcosa di interessante che diventa importante per me qualcuno la prende e la fa vedere a tutti non risparmiando giudizi, e quindi il mio stomaco. “Matteo, stai disegnando durante la lezione! Porta qui il foglio così lo faccio vedere a tutti!” No! Questo è mio! Mai più un’umiliazione pubblica delle mie robe!
50 (su)
Topi! Topi morti! Topi! Topi! Topi morti marci! Topi! Topi morci matti!
51 (su)
Vediamo una ragazza ridere davanti a un semaforo. Un commento, un altro commento: una discussione.
52 (su)
La tua vita è soltanto un insulto! La tua vita è soltanto un insulto! La tua vita è soltanto un insulto! La tua vita è un insulto! [???]
53 (su)
Fuori dagli schemi si finisce in altri schemi. Come questo.
54 (su)
Il pavimento del mondo! Il pavimento è il mondo! Il pavimento è il mondo! La tua musica mi fa schifo! La tua musica mi fa schifo! Mi fa schifo! Mi fa schifo la tua musica!
55 (su)
Ti lamenti che i dischi che escono sono tutti uguali, dovrebbe uscire qualcosa di nuovo, ma sei tu che dovresti ascoltare meglio i dischi che già possiedi e non rompere i coglioni!
56 (su)
È una tana di topi! È una gabbia di matti! Non si può fare più niente! Mi fate tutti schifo! Mi fate tutti schifo! Mi fate tutti schifo! Mi fate tutti schifo! Mi fate tutti schifo! Mi fate tutti schifo! Mi fate tutti schifo! Andatevene via! Andatevene via! Andatevene via! È una tana di topi! È una gabbia di matti!
57 (su)
Grida dallo stomaco: “Al complotto, al complotto! Qualcuno sta tentando di inglobarci!”. In qualche circolo ARCI già discutono, in qualche spazio inesistente dibattono. Mi dibatto nella condizione di un pesce preso nella rete di qualcuno che non pensa in modo quadridimensionale. Bastardi discutitori tessitori di reti! Le galere a tre dimensioni si degradano sulla quarta! Murato vivo suppongo con basso margine di errore che questa stanza non sia eterna. “Quanto vuoi che resista il mattone? Trecento, quattrocento anni?” Per quell’epoca sarò morto io, per quell’epoca saranno morti i costruttori di reti che mi hanno pescato e murato vivo in una stanza di mattoni! Dopodiché sono tornati ai loro lavori: parlano di dischi, parlano di libri, di quadri, di istituzioni, di metodi, di valori, dei produttori di basi elettro-noise che nel secondo disco vogliono fare degli assoli perché se no si sentono inutili nella forma disco! E noi, consci di questo fatto, cosa facciamo? Glielo facciamo questo assolo? Oppure facciamo qualcosa che nessuno si aspetta, originale, pronunciare certe parole rende proprietari di altre parole che non vogliamo. Quindi, ancora qui, che facciamo? Assolo! Trionfo d’inutilità. Sei ancora lì? Come una casa di mattoni. Ci condizionano delle ipotesi fantastiche su delle ipotesi di opinioni altrui. Facci domande su questo, non sul titolo del nostro disco. Anzi, ora che ci penso, è meglio che vada a togliere la torta dal forno. Tu aspettami, metti pausa e non schiacciare play finché non torno e non provare a dire niente su questo espediente per interrompere la nostra bella comunicazione. Tanto la tua vita non migliorerà lo stesso.
58 (su)
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Ehi baby, vieni a vedere la mia collezione di foto di simboli politici disegnati sui muri male.
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È una mandria di buoi! È una mandria di buoi! Un fiume in piena! Una rivolta! Rivoglio il linciaggio! Rivoglio il linciaggio! Rivoglio il linciaggio! Rivoglio il linciaggio! Rivoglio il linciaggio! Rivoglio il linciaggio!
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(strumentale)
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Alcuni globuli rossi con me, alcuni globuli bianchi, i linfociti nel plasma, emoglobina, sostanze varie più o meno inutili in strutture più o meno degradabili. Ad ogni pulsazione prego: una anemia falciforme, un colesterolo veramente troppo alto da cui si stacca un trombo, un ictus che mi permetta di lavorare bene da dentro. Sono un batterio decompositore, ho sempre più voglia di funzionare, in questa situazione lavoro poco. La mia scarsa utilità è la fonte della tua stessa vita. Non lamentarti quando respiro.
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Al mercato non urla quasi più nessuno. Ora è solo una leggenda.
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Le matite non sono fatte solo per scrivere. Possono servire anche per pulirsi le unghie ad ogni occasione.
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Sui muri scritte, nell’hinterland dite i vostri pensieri dietro le birre come Wieckse Witte, tra dieci anni Mibtel, nei vostri discorsi citate Fichte in Internet, ordinate pizze, cucinate insalate miste, vacanze in ostello in città Mittel (europee), comprate streetwear, stipendi mensili euro mille (cash!), le vostre teste sono biglie, ci sono i trenta e alle soglie per i quaranta assoldate un killer, scrivete colonne sui Distillers, non vi dispiacciono i Weezer, poi spinte su spinte, dritte su dritte, vi trovo spesso ai concerti free-jazz, c’è un orso nel bitter che attacca uno sticker, fai i trick in skate come quel matto di Peter, quando nessuno lo vede Damiano ride chiuso in uno sgabuzzello. Elenco i nomi dei dinosauri che conosco: triceratopo, edafosauro, moscopi, saltopus, dimetrodonte, elasmosauro, diplodoco, ranforinco, pterodattilo, Michelangelo, Raffaello, Donatello, invidia, accidia, mondo pizza! La mia amica April O’Neil trasmette notiziari da canale 6. Ho dimenticato quanto sia importante quel sentimento perché un mio amico ha svuotato il sacco su di me: conteneva attrezzi di ferro pesantissimi. Prevedo il futuro: questa traccia smetterà quando dico “basta”. Rico, basta! Non posso prevedere il futuro, ma posso fare pipì o cuocere una bistecca! Se qualche giornalista sta ascoltando sappia che presto verrà licenziato. Barra spaziatrice.
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Quella frase non voglio pronunciarla.
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Il mio destino è scritto dal sottoscritto. Solo che io scrivo un verso nel quale muoio soffocato da un cucchiaio di minestra, ottima peraltro, mentre sono da solo in casa con le porte chiuse. Ritroveranno il mio cadavere in avanzato stadio di decomposizione riverso in terra e capiranno tutti il segreto della vita. Cioè la morte.
69 (su)
Ma poi non è vero che io ho solo dubbi e gli altri solo certezze: è solo una questione di quantità e momenti della giornata.
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Pagherai per avermi tolto il sorcio di bocca!
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Potrei fare un sacco di cose. Potrei invece non fare niente ed abbandonarmi a computer e televisione, ma sono in piedi. Stare seduti è scomodo. Non ho fame. Quasi quasi vado a dormire ma sono solo le tre ed io di solito vado a dormire alle nove. Cloroformio!
75 (su)
“Post” come dopo: dopo il rock. Allora chiamiamo Cristoforo Colombo “post-Terra piatta”, Edison “post-candela”, e perché no, me stesso “post-me stesso”. Grazie a qualcuno che me lo ricorda so chi sono, il mio luogo, il mio per terra, in un nuovo ordine che non arriva mai, sempre per colpa d’altri. Il nostro nuovo mondo non decolla perché siamo troppo poco noi stessi, e altre frasi che tu ti diverti a interpretare, ma qui il parassita sono io, io succhio i tuoi pensieri, tu parli di “post” riferendoti ad arti e mestieri misteriosi, hic sunt leones. Oggi ho imparato una parola nuova, “catacresi”, quando si definisce qualcosa che non ha nome con parole che suggeriscono un indirizzo al significato, che poi vuol dire che alla fine qualcuno utilizzerà discorsi da buttare per parlare di me e quello che esce da me. Lo so che il vintage piace, ma allora perché non posso essere politeista? Perché non posso credere in Apollo, Zeus, Era, Poseidone, Ermes, Afrodite, gli dei? Cristo era solo un uomo che tu carichi di ideali e immagini, e mandi in croce perché sei uno stronzo! Dovrebbero inchiodare te a quelle assi di legno! Invece Zeus era un essere umano e faceva cazzate come tutti, quello è un dio! Sei abbastanza retrogrado da utilizzare il termine “post” per dirmi cosa devo essere e quando, prima, ma non abbastanza da scoprire gli archetipi dei movimenti delle tue corde vocali. Tu, tu seconda persona a cui mi rivolgo sempre! Mi rivolgi affermazioni agghiaccianti davanti alle quali allibisco, non riesco a rispondere perché sono trafitto a morte dal tuo trarre conclusioni su argomenti sui quali neanch’io so bene come la penso. Tu vuoi fare l’alternativo, ho capito cosa vuoi fare! Non puoi farlo! Sei un irresponsabile! C’è gente che soffre e tu sei solo un borghese! Non puoi metterti sullo stesso piano dei grandi artisti! Alla fine cosa vuoi che ti dica? Che uso paroloni per incantarti e dirti che non capisci niente? Ti svelo un segreto: poi muori!
76 (su)
Anche se non portiamo nuova linfa vitale alla musica non è un problema: qualcun altro lo farà meglio di noi. Che bello, così possiamo fare tutte quelle cose vietate tipo diventare banali, essere ripetitivi, essere ripetitivi, smettere di fare i dischi e contemplare senza bisogno di scrivere che stiamo contemplando. Non è necessario che tu ci consideri, pezzo di merda.
77 (su)
Apro gli occhi dopo il sonno. Cos’è questa cosa che mi si estende tutto intorno, eh? Che cazzo è? Non riconosco niente, il contenente mi sembra così poco dipendente dal verbo sembra che solo il silenzio, virgola, il tempo trascorso a guardare un pavimento, un soffitto, un angolo mi aiutano a far sì che.
78 (su)
“Io ci sarò sempre per te” ed altre frasi di circostanza scontate. Talmente scontate che qualche creativo di qualche nuova onda di pensiero si prodiga affinché tali frasi tornino in auge. La mia strage, il mio stage di negatività ad un tratto non servono più a niente.
79 (su)
La vita è una stronza perché dura poco come una cosa corta. Ti mando a casa un mio amico molto professionale: egli fa il violentatore di mestiere, ti dà una bella ripassata e poi mi porta un tuo braccio frullato così hai un motivo per lamentarti. Anche tu muori, non solo gli altri. Per non sentire i tuoi lamenti questa sera sto a casa e mi addormento vestito.
80 (su)
Scopro con orrore le mie unghie dei piedi essere troppo lunghe! Le taglierò un’altra volta, forse.
81 (su)
Basta!
“Al tuo compleanno ti regalo soltanto benzina! Soltanto benzina! Demolisco la tua macchina con un pulsante!”
Traccia 26
Io ho sempre pensato dicesse “buldozzer”. Che ne dite?
ilSignorCarlo
6 mar 09 alle 15:52
direi di sì, modifico
Mexicat
6 mar 09 alle 19:35
Uochi Toki – 35 “conico” mi suona più “iconico”,Uochi Toki – 43 non è “UV” ma la (gustosa peraltro) “UHU” + non è “DOM C” ma “DOME C” (75°06.06 Sud, 123°20.74’ Est dove si trova la base italo-francese Concordia e fa un freddo bestia) + Uochi Toki – 54 io ho sempre capito “fallimento” ma non sarei troppo sicuro + Uochi Toki – 57 “basi elettro-noise” + Uochi Toki – 66 ostello in città Mittel(rico:europee) … ci sono i trenta e alle soglie per i quaranta assoldate un killer … un orso nel bitter … fa i trick in skate come (prima e ultima credo di esser sicuro, le altre 2 non saprei)
Nico
7 mar 09 alle 02:22
grazie mille
Mexicat
15 mar 09 alle 20:45
Nella 66 il secondo punto interrogativo è “Fichte”
oikeroi
27 mar 09 alle 16:01
danke!
Mexicat
30 mar 09 alle 20:57
sempre nella sessantasei, il punto interrogativo dopo “birre come” credo sie Wieckse Witte [una marca di birra].
Grazie per i testi
Il Faust
26 ago 09 alle 01:35
Modificato, grazie!
Wick
13 set 09 alle 08:16
42
una mazza di ferro! un palanchino! un piede di porco!
seipuntotrentasette
18 set 09 alle 13:31
@ Wick
bada che il tuo link non va
:)
seipuntotrentasette
18 set 09 alle 13:32
48
Pulito! Preciso! Ordinato!
(…)
seipuntotrentasette
18 set 09 alle 13:35
cazzo! questo sito è GENIALE! Grazie per aver messo queste PERLE online!
abissi scarlatti
21 ott 09 alle 23:12
ce n’è una di quella hardcore dove dice, È il tuo compleanno, ti regalerò, una motosegaaaaa
abissi scarlatti
21 ott 09 alle 23:30
Track 37 – manca l’ultimissima frase troncata “barra spaziatrice”
Nico
26 nov 09 alle 22:27
Nella traccia numero 7
“autodefinitesi al di sopra di ogni uniforme e coscienza. Rimane il diritto di astenermi”
manca la parola SEMPRE—>
“autodefinitesi al di sopra di ogni uniforme e coscienza. Rimane SEMPRE il diritto di astenermi”
Profundis
13 gen 10 alle 22:52
nella traccia 7 credi che dica “un delirio di sesso, sensi, sentimenti in gioco” invece di “un delirio di sesso senza i sentimenti in gioco”
Ilpalazzo
9 mag 10 alle 19:12