I testi degli Uochi Toki

un lavoro masochistico

Èquinoz

Uochi Toki, EP, 2006

Uochi Toki - Èquinoz EP

  1. Le ragazze
  2. Gli equivoci
  3. Il primo semestre
  4. Il secondo semestre

Le ragazze (su)

Un pezzo che parla di sesso.
“Di che?”
Sesso!
“Ah”
O il contrario, insomma, ed è stato concepito — concepito! — dopo una serie di sobillazioni ricevute, sobillazioni magari che mi sono inventato io. C’entran delle sedicenni.

Quando mi chiedi “come stai?”, oh, ragazza, è un problema rispondere (no!): sarebbe troppo lungo da svolgere, troppo per una domanda fatta per convenienza, un automatismo come il battito del cuore, la digestione, fare sesso, respirare — aspettate! Se respirare fosse naturale come l’amore fisico, allora io sarei morto. Digerisco, respiro, espello e penso, e penso, e penso: non ha senso il fatto che io non sia accluso in un grande club! Mi sono accorto che alcune persone con problemi sono molto più interessanti, mi sono accorto che quando ho dei problemi affronto con più serenità i miei problemi, e noi, noi nati in un momento in cui sembra più vicina l’estinzione che la progressione in avanti, sentiamo poco il desiderio di avere figli, di riprodurci: quando gli slogan e le dinamiche sociali ci stimolano alla ricerca di un buco da riempire, allusivo, lascio il buco vuoto e vedo cosa succede — tanto moriremo tutti, tanto vale! Se smetto di riempirmi lo stomaco avrò poco tempo per vedere cosa succede se non riempio altri buchi decisamente più allusivi. Ovviamente, il mio corpo potrebbe spingermi a contraddirmi: potrei non morire solo come Snoopy — Snoopy è un cane. Come nelle mie previsioni, il meteo può sbagliare: forse potrebbe accadermi di scopare — spero non sia un altro episodio umiliante. Vorrei mantenere intatte le concezioni a me date della visione esterna di questo sistema, di gente che anela amore fisico, dove le profezie che si autoavverano hanno più peso di quell’attimo a cui puntano tutti gli sforzi e l’energia. Col mio discorso stimolo l’aumento di entropia.

Seconda strofa. Quando faccio le cose, opero come Scooby Doo — Scooby Doo è un cane —, parlo in modo che nessuno mi possa capire, mi piace pensare che tutto sia in continuo divenire — domani potrei non pensarlo più. Ma cosa te ne parlo a fare? Sembra che io voglia convincerti. Fidati di me: ho ottime referenze, sai? Io non scopo infatti, conosco i fatti, solo che i fatti cambiano: non sono mai gli stessi — e se lo sono, è un caso, (paraculo) non è colpa mia. L’unica colpa che ho è il fatto di non vedere niente di male nelle persone che non fanno sesso spesso, o mai, o che non vogliono sapere cos’è: sono persone più interessanti di te. Hanno una marcia in meno, sono come i numeri negativi o irrazionali: tali numeri quando furono scoperti dai pitagorici vennero tenuti segreti, vennero uccisi coloro che ne conoscevano i segreti — come gli eretici. Ah, l’antica Grecia! (Paparapà!) Ah, la repressione degli istinti che dilaga al giorno d’oggi! (Paparapà!) Vai con la compensazione e l’odio per quello che non si può avere: (paparapà!) vi odio ragazze, però con allegria! Io so gestire i cattivi sentimenti — chissà se può farlo un cane? Ti definisci intollerante, dark, credi di avere un motivo per odiare la vita, la società, ma poi ricerchi la felicità nell’abbraccio distensivo, necessiti un farmaco, un dito che indichi il tuo senso del positivo. (Come stai?) Adesso guarda me, guarda come sono tranquillo con le mie mancanze e i miei problemi, perché liberarmene? Sono gratis, sono miei, e tu non potrai togliermeli per darmi altri problemi, troia! — nel senso di cavallo di Troia (il cavallo di Troia è un cane). Ed ora, sollevato, aspetto il momento in cui si contraddica tutto quello che ho detto. Resta comunque il fatto, ragazza, che tu puoi fare lo sguardo languido e vestirti in modo provocante quanto vuoi, ma non riceverai mai un orgasmo da me — io sono un cane. Uof, uof!

Gli equivoci (su)

Quando ti chiedo “Che cazzo ti ridi?” vuol dire che voglio sapere il motivo della tua ilarità, non è un modo per farti sapere con vanità che non apprezzo i commenti, sai? Quando sei offeso sono cazzi tuoi. Quando ti chiedo “Come stai?” è perché lo voglio sapere: non mi basta “Bene” come risposta. Quando io scelgo un termine e tu non lo apprezzi i miei nervi vanno in pezzi. Quando tu riempi i miei vuoti con i tuoi schemi collaudati leggo storie di pirati, che sono più simpatici almeno. Quando tu ti arrapi, io mi arrapo meno perché sono scemo: torno a casa, mi faccio una sega così non ci smeno in salute mentale, dai! Con ragazze di certe vedute, lo sai, devi aderire a quello che loro pensano di te, altrimenti non avrai mai! Quando ti chiedo “Cosa vuol dire avere una ragazza?” la domanda almeno ti spiazza, mi rispondi spesso con risposte da piazza che non riflettono la mia opinione in merito – opinione ben nascosta sotto una tazza. Qualcuno ti lancerebbe una pizza rovente in faccia per ogni tua risposta esatta, a me basta che tu sappia se quella che mi hai dato sia o meno la tua risposta e non quella che ti passa per la testa in quel momento, o che ti suggerisce il tuo compagno di banco. Quando ti chiedo “Perché mi stai ascoltando?” ti senti accusato, ma gradirei che tu rispondessi piuttosto che buttare tutto sul fatto che credevi che fossimo diversi, tanto sei tu a decidere chi siamo. Quando ti chiedo “Mi stai prendendo per il culo?” tu di solito mi prendi per il culo: e bravo te l’ho detto io, in più che la faccia seria non la possiedo, è logico che ogni mio discorso non lo prendi sul serio – perché dovresti, poi? Sono cazzi ancora tuoi. Ma quando analizzo, gli altri che ridono, quando ironizzo, gli altri si fanno scuri in volto: non ho riscontro! Per questo in molti casi resto zitto. Tu non lo sai, mi senti parlare sessanta minuti e la tua vita è troppo importante per concentrarti su quello che per me è importante. Quando ti chiedo “Che cosa ti importa?” lo sai bene che io ho una diversa scala di valori, ma non sai quale – è questo il punto! – quindi invece di rispondermi cerchi di confonderti, perché credi che l’obiettivo sia corrispondersi e non conoscersi. Conoscerti diventa impossibile, forse perché ritieni conoscibile solo colui che collima col tuo concetto di simile. Quando ti chiedo “Dove stai andando?” non voglio che tu rimanga qui: voglio solo che tu mi dica dove stai andando – la semplice curiosità per te non esiste? Fai di ogni mia domanda un’occasione per le dispute! Odio quando le persone come te mi fanno le domande perché trattasi di affermazioni col punto interrogativo, di conseguenza le tue risposte alle mie domande sono perdite di tempo, non hanno niente di divertente: mi piace corrispondere solo coloro che scansano gli equivoci, e persino costoro per me sono soggetti difficili. Se non capisci, non è un dramma.

Il primo semestre (su)

Vedi Laze Biose.

Il secondo semestre (su)

Vedi Laze Biose.

© Uochi Toki

Con 4 commenti

Iscriviti ai commenti tramite feed o fai un trackback a 'Èquinoz'.

  1. “così non ci smeno in salute mentale”,
    no ti sembra?

    ciao

    seipuntotrentasette

    29 lug 09 alle 13:02

  2. si va beh era *non* ti sembra. pfff.

    seipuntotrentasette

    29 lug 09 alle 13:03

  3. giusto.

    Mexicat

    29 lug 09 alle 13:51

  4. Non ricordo come fosse prima di questa correzione, ma io ho sempre sentito “sveno”.

    ilSignorCarlo

    4 ago 09 alle 22:42

Diccelo